La crisi della Repubblica dei partiti: Dai partiti ai movimenti civici territoriali

La cosiddetta seconda e terza Repubblica nata dopo tangentopoli si è caratterizzata come la classe politica peggiore della storia Repubblicana, una classe politica impreparata, debole, nominata dai vertici dei partiti, dedita ai propri interessi, legati alla propria poltrona e assoggettata a forze sovranazionali e lobbisti di ogni genere.

 I partiti si sono trasformati in strumenti di leadership con leader sempre più effimeri, i partiti sono distanti dalle problematiche e dalle istanze provenienti dai cittadini e dai territori locali ma anche dagli stessi militanti, partiti che solo a parole predicano la democrazia ma nei fatti al loro interno decidono in pochi senza la partecipazione della base.

I partiti tradizionali sono in crisi e non riescono più a dare soluzioni ai problemi e alle domande dei cittadini e soprattutto dei giovani, una crisi dei partiti e della classe dirigente che si riflette sui territori sempre più abbandonati al proprio destino soprattutto in un mondo globalizzato e dominato dal caos.

I cittadini chiedono risposte e a fornirle sono soprattutto politici non autorevoli, che per cercare consenso usano slogan senza contenuti.

In questo momento di forte crisi di identità e capacità rappresentativa dei partiti politici tradizionali i movimenti civici si affermano come le espressioni più genuine e significative della società civile territoriale. Il civismo rappresenta un fenomeno sempre più presente all’interno della società e delle istituzioni, i movimenti civici assumono anche un ruolo di moderazione, democratico e di equilibrio sociale perché sottraggono la politica dalla polarizzazione sociale e quindi dalla radicalizzazione politica.

Per ridare forza e credibilità alla politica, una nuova classe politica «capace», forte e credibile, figure politiche veramente capaci con comprovata esperienza e meriti nel proprio settore e quindi veramente autorevoli.

Una nuova classe dirigente che deve necessariamente partire dai territori per arrivare nelle istituzioni nazionali e sovra nazionali.

Il motore di questa nuova rivoluzione democratica non può non partire da una nuova e definitiva legge elettorale che assicuri rappresentanza, meritocrazia, stabilità e governabilità, dove i cittadini possono scegliere democraticamente e liberamente attraverso le preferenze i loro rappresentanti e l’eliminazione delle vergognose liste bloccate e le candidature multiple. L’introduzione delle preferenze obbligherà i partiti a selezionare candidati capaci e veramente rappresentativi dei territori.

Una legge elettorale che garantisca rappresentanza e governabilità potrebbe essere il maggioritario a doppio turno che viene già utilizzato per le regioni e le città oltre i 15.000 abitanti e quindi non si capisce il motivo per cui non possa essere utilizzato anche per le elezioni politiche nazionali.

Il sistema maggioritario a doppio turno consente solo ai due candidati più votati al primo turno di ripresentarsi al secondo turno e unisce due pregi, da un lato, limita la capacità di ricatto dei partiti estremisti, dall’altro, consolida gli incentivi all’aggregazione tra le forze politiche omogene in due schieramenti contrapposti

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